L’ora del tè non è solamente un momento di riposo, una pausa tra le varie e frenetiche attività quotidiane. È qualcosa di più. È un momento d’aggregazione, di socievolezza e di scambio. Condividendo una tazza di tè ci si ritrova spesso a chiacchierare o del più e del meno o a raccontarsi. Ci si scambia confidenze, punti di vista e si è stranamente più propensi ad ascoltare l’altro. È un break che si ripete ogni giorno, magari con le stesse persone oppure no. È come se ogni giorno fosse il compleanno di qualcuno.
A volte, presi dal daffare quotidiano rimandiamo – per stanchezza o per negligenza – gli incontri; inaridiamo le relazioni, disidratando telefonate o incontri. Se ci riusciamo – per tempo, voglia ed energia fisica e mentale – ci ricordiamo di qualcuno giusto per il suo compleanno, riattivando comunicazione e voglia di fare, dire ed organizzare. L’ora del tè rende speciale ogni giorno, riportando le persone al giusto equilibrio psicofisico per raccontarsi, ascoltare e condividere uno spazio, un tempo e delle emozioni, quasi fosse un quotidiano festeggiare un non-compleanno. A volte è alle cinque del pomeriggio – un orario che corrisponde all’uscita dagli uffici – altre volte no; a volte avviene all’interno di una sala da tè, altre volte a casa di qualcuno. Pensate che sconvolgimento nelle categorie mentali di ognuno se questa trovasse posto, invece, all’interno di una stanza virtuale, che c’è e non c’è, che non si può toccare ma solo immaginare, dove puoi conoscere il pensiero degli altri semplicemente leggendo una sua versione scritta, senza parlare.
Effettivamente, tutto questo fa un po’ tristezza perché crea più solitudine che aggregazione.
Stiamo veramente andando verso tutto ciò?
Il Cappellaio Matto ne sarebbe probabilmente molto dispiaciuto.
Ma guardiamo anche il risvolto positivo. Alcuni luoghi e contesti virtuali hanno la capacità d’avvicinare l’inavvicinabile e di mettere in comunicazione persone e ambienti che, altrimenti, non potrebbero esserlo. La stanza del tè diventa, in questo modo, luogo privilegiato per ampliare le proprie conoscenze (fisiche ed intellettuali).
Così sì che il Cappellaio Matto sarebbe contento e il festeggiamento dei vari non-compleanni lo farebbe diventare un cybernetico assaggiatore di bevande calde e chiacchierate capaci di sconfinare oltre i limiti spaziali del suo paese delle meraviglie.